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TraduzioneBenvenuti nella homepage della Comunità Montana delle Valli di Lanzo. Tre valli ( val di Viù, Val d’Ala e Val Grande) che si aprono a ventaglio a quarantacinque chilometri da Torino e dove si parla ancora un idioma che viene da lontano. Un tempo lingua madre di tutti i valligiani e che purtroppo ora, si sta spegnendo pian piano, come la fiamma di una candela sotto l’azione di un devastante vento gelido chiamato globalizzazione che ci vuole tutti uguali e privi di identità. Cerchiamo allora con ogni mezzo di conservare ciò che i nostri vecchi ci hanno lasciato, la fierezza di essere differenti e la voglia di vivere, parlare e scrivere a nostro modo e di insegnarlo ai nostri figli. Usiamo la lingua nella vita di tutti i giorni, negli uffici pubblici, nei negozi e con i nostri amici e compagni. Basta con la vergogna di essere quello che siamo, ne migliori e ne peggiori di altri. Quante volte ci siamo sentiti dire che bisogna rispettare le tradizioni, le culture e gli usi di popolazioni che vengono da lontano…e i nostri? Hanno pensato ai nostri? E noi viviamo qui vicino a loro….ma è più facile forse guardare lontano…è più di moda…e poi prima che si focalizzino i problemi e si trovino le soluzioni….tempo ne passa ed anche acqua sotto i ponti…e cosa si è fatto? Mha…. Molte volte ci hanno dipinto come persone che vivono tra quattro montagne…è vero…”indietro” e chiusi, questo ragionamento non ha però senso, noi possiamo tenere alle nostre tradizioni ed essere allo stesso tempo aperti al mondo e ai suoi cambiamenti. La scuola….mi ricordo che fino a qualche anno fa ci dicevano che parlare il franco-provenzale era un impedimento per un corretto apprendimento dell’Italiano, e poi oltretutto era solo un dialetto di poca importanza. Passa qualche anno e dalla pianura arriva la notizia che il nostro patois è una lingua vera e propria come il francese e l’inglese, era ora! Se ci pensiamo però un po’ di nervoso ci assale o no? E poi, ancora oggi qualche professore che ama particolarmente guardare lontano…riprende i ragazzi che si esprimono nella loro lingua…i pochi che sono rimasti… É andata così….ma adesso abbiamo dalla nostra la speranza e con essa molti giovani che hanno preso coscienza di essere una minoranza, con una propria lingua e cultura. Rimbocchiamoci le maniche che c’è molto lavoro da fare e come affermava V. de Consollacion nel XV secolo “chi conserva la propria lingua, conserva la propria arma”.

 
Diego Genta Toumasìna